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La Via del Pane - Storie di Uomini e Discendenze La Via del Pane - Storie di Uomini e Discendenze (Il Forno)

Le case della frazione CRESTA (810 m. s. l. m.), nella modestia delle loro strutture, offrono interessanti soluzioni architettoniche ed espongono al sole belle balconate in legno.
Come è possibile notare anche dal numero delle abitazioni, la frazione è stata una delle più importanti del paese, già nei secoli in cui il nucleo centrale era costituito non ancora da Castiglione ma da Drocala.
Tale importanza e probabilmente anche l'elevato numero degli abitanti, che del resto potevano godere tutto l'anno di un fattore molto importante nel passato, quale era un buon soleggiamento, hanno fatto in modo che alla Cresta i forni frazionali siano addirittura in numero di quattro (unico caso fra le frazioni del territorio), sparsi tra le case, di cui due ancora funzionanti, mentre cenni di presenza di un torchio si hanno nel nome della località ove sorge l'Oratorio.
Maddalena Balbi, scomparsa nel 1937 a soli 49 anni era la responsabile della panificazione.
Le case nella zona alta della frazione costituiscono quasi un nucleo separato, denominato appunto Ca d'sura.
Anche nella soprastante ed ora diroccata frazione "Ca nova" si trovano i resti di un antico forno.
Di quest'ultimo piccolo villaggio si ricorda la storia dei fratelli Silvetti, che imposero al parroco di non iniziare la S. Messa domenicale finché tutti e sette non fossero giunti in Chiesa.
L'almanacco ossolano del 1922 riporta il racconto che un nobile fuggendo da Arezzo nel medioevo durante la lotta di casa Medici per il dominio della Toscana, venne a stabilirsi a Cresta dando inizio alla generazione Silvetti nell'Ossola intera. La storia locale attribuisce la discendenza della famiglia Mezzadonna, di cui abbiamo solo buoni ricordi, ad avventurieri che alla fine del dominio spagnolo si rifugiarono quassù.
Sul luogo di una precedente cappella (tre si susseguono lungo la mulattiera) nel 1882 fu eretto l'attuale nuovo Oratorio - dedicato alla SS. Annunziata, e fu costruito per volere dei sergenti di fanteria Silvetti Gottardo e Paita Giovanni che, nella seconda guerra d'indipendenza sul campo di battaglia di San Martino e Solferino, teatro della morte di 20.000 soldati, fecero voto per la loro salvezza. Nell'anno 1982 ne fu solennemente festeggiato il primo secolo.
Ora, lungo tutto il versante, le piante sembrano soffocare le abitazioni (purtroppo quasi tutte chiuse) ed il legno (un tempo invece ricercato e scarso) è divenuta l'unica risorsa del luogo.
La storia della frazione è però ricca di personaggi illustri del passato, molti dei quali emigrati, fra i quali si annoverano sacerdoti, notai, imprenditori e benefattori.




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