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La Via del Pane - Il Responsabile della Panificazione (Il Forno)

immagine ingrandita Scorcio interno della frazione (apre in nuova finestra) La frazione VILLASCO (694 m. s.l.m.) era un tempo importante, per il fatto di trovarsi lungo una delle vie di salita a Drocala (antico primo paese della Valle Anzasca), oltre a trovarsi lungo la mulattiera che da Castiglione, saliva alla frazione Cresta e poi alle località abitate di Cascinaccia e Canova per giungere all'Alpe Colma o ancora a Drocala.
L'Oratorio di riferimento era quello di Selva vecchia, ma all'inizio della frazione vi è una bella cappella (dedicata a San Carlo Borromeo).
Alle prime case del nucleo antico, come è tipico anche di altre frazioni castiglionesi, si sono aggiunte nel 1700 e 1800 alcune abitazioni più grandi, con ampi balconi in legno rivolti a mezzogiorno, frutto anche del ritorno di modesti capitali da parte di emigrati (ben affermati in quegli anni, ad esempio dalla Francia e da Rieti, i di Villasco).
Sulle case sono scritte e incise varie date riferite ai secoli passati, e sulla parete di una abitazione, campare una meridiana.
immagine ingrandita Frazione Villasco (apre in nuova finestra) Tutto il versante è un susseguirsi di muretti a secco che racchiudevano campi coltivati, che gli abitanti sapevano sfruttare in ogni stagione. Al centro della frazione, lungo la via che porta al vicino mulino, sorge il bel forno per la cottura del pane (ancora funzionante e ristrutturato nel 1990).
I forni frazionali si accende vano alcuni giorni prima della cottura periodica dei pani, alimentando il fuoco con sarmenti e sterpaglie.
Ogni tanto, venivano cotte anche delle focacce unendo alla farina non lievitata alcuni peni di mele, o noci e castagne.
I ragazzini (un tempo numerosi in tutte le frazioni) impazienti di consumare il loro unico dolce frugale, si rincorre vano intorno al forno che sprigionava profumo e calore, dando all'evento della panificazione un simbolo anche di festa e forma di ritrovo che coronava le tante fatiche.
immagine ingrandita Il Responsabile della Panificazione - Cartina (apre in nuova finestra) Proprio perché si trattava di un evento importante (motivo anche di parziale sicurezza futura), una persona fidata e di forte cari sma, era eletta responsabile delle operazioni e doveva dirigere e garantire la buona o perfetta riuscita del prodotto.
A Villasco si ricorda ancora Maria Elvira Manini Guelfi (1888-1971) come una delle migliori panificatrici, il pane nero di segale veniva conservato per mesi in robusti cassoni di legno preventivamente puliti ed arieggiati ed in locali idonei, perchè, nonostante la lunga e laboriosa cottura, quasi mai risultava ben cotto e, a volte, durante la conservazione produceva un evidente strato di muffa ma, quando si troncava con 11 frangipane (ul trion) nelle povere mense contadine, si aveva cura di non disperdere la minuzzaglia.

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